Vinitaly, sorpresa Emilia‑Romagna: boom di espositori e il colpo di scena con Cracco ai fornelli!

Un passaggio di testimone che nessuno si aspettava. L’Emilia‑Romagna arriva al Vinitaly 2026 con numeri in crescita, un padiglione sempre più ambito e soprattutto un colpo di scena che accende la curiosità: Carlo Cracco ai fornelli al posto di Massimo Bottura. Un cambio di chef che racconta un territorio forte, unito e pronto a sorprendere ancora.

Il passaggio da Bottura a Cracco: un gesto simbolico e potente

Massimo Bottura lo ha detto chiaramente. La grande cucina italiana cresce quando si condivide. Per questo ha deciso di affidare il suo spazio a Vinitaly a Carlo Cracco, definendolo “un amico leale, presente e vero” e “un grande chef innamorato dell’Emilia‑Romagna”. Un gesto che parla di continuità, visione comune e voglia di far crescere la food valley.

L’anno scorso Bottura aveva dominato la scena a Verona con un ristorante-laboratorio dedicato alla cultura enogastronomica regionale. Quest’anno il testimone passa a Cracco con una proposta diversa, ma altrettanto identitaria.

Cracco porta la piadina gourmet: tutti gli spessori, tutte le interpretazioni

Dal 12 al 15 aprile, a Veronafiere, i visitatori troveranno una novità assoluta. Al posto dei piatti iconici dell’Osteria Francescana – come cacio e pere, il tortellino del tortellante o la rosetta della domenica – Cracco proporrà la sua interpretazione di uno dei simboli della cucina regionale: la piadina romagnola.

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Sarà gourmet e verrà servita in tutte le versioni tradizionali. Dalla più sottile alla più spessa. Una scelta che celebra le differenze locali e l’anima popolare della Romagna. L’annuncio è stato fatto a Casa Maria Luigia, a San Damaso, davanti a istituzioni e addetti ai lavori.

“La grande cucina cresce quando condivide”: la visione di Cracco

Per Cracco, la forza del progetto sta nel territorio. Ha ricordato che l’Emilia‑Romagna è la food valley mondiale e che il suo padiglione al Vinitaly rappresenta perfettamente questo spirito. Una convinzione che si riflette anche nella sua scelta personale: aprire insieme alla moglie Rosa, romagnola doc, l’azienda agricola VistaMare a Santarcangelo di Romagna.

Un luogo che unisce identità rurale, qualità produttiva e tradizione popolare. Elementi che, secondo lo chef, devono diventare protagonisti anche nel mondo della grande cucina.

Un boom di espositori: 90 aziende dall’Emilia‑Romagna

Numeri alla mano, il padiglione Emilia‑Romagna sarà più ricco che mai. Le aziende presenti saranno 90, un incremento evidente rispetto agli anni passati. Bottura lo racconta con ironia. “L’anno scorso erano tutti lì”, ricorda ridendo, “le altre regioni erano molto invidiose”.

A questo si aggiunge la presenza dei consorzi di tutela dei prodotti Dop e Igp. Ce ne sono 44 da Piacenza a Rimini e quest’anno arriva anche il 45esimo: l’erbazzone reggiano Igp.

La forza dell’identità regionale: economia, cultura, comunità

Per il presidente della Regione, Michele de Pascale, l’Emilia‑Romagna arriva al Vinitaly con una identità fortissima. Il territorio sa fare squadra, unendo produttori, istituzioni, turismo e cultura.

Alcuni dati lo confermano:

  • 3,9 miliardi di euro è il valore della dop economy regionale
  • 455 milioni sono generati dal settore vitivinicolo
  • L’agroalimentare tocca i 37 miliardi di euro e rappresenta la seconda voce dell’export
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De Pascale sottolinea anche il ruolo di Bottura e Cracco come ambasciatori nel mondo. Chef capaci di unire eccellenza e innovazione, simboli perfetti di un territorio che vuole continuare a crescere.

La cucina italiana patrimonio Unesco: l’emozione di Bottura

Bottura non nasconde l’orgoglio. Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco è una conquista che sente profondamente. Racconta di essere appena tornato da Miami, dove a un evento con Ferrari il pubblico era entusiasta e chiedeva cosa rappresentasse questo titolo per l’Italia.

Per lui è la prova che il mondo guarda al nostro Paese con ammirazione. E che l’unione tra eccellenze, come la cucina e la Motor Valley, può creare un sistema forte, anche contro sfide come i dazi statunitensi che hanno penalizzato alcuni prodotti.

Produrre qualità, non quantità: il messaggio sul vino

Parlando del settore vitivinicolo, Bottura invita a un cambio di mentalità. Secondo lui, questo è il momento giusto per puntare su una produzione basata sulla qualità e non sulla quantità. La domanda sta scendendo e molti temono nuove norme.

L’Italia non deve inseguire i numeri, dice lo chef. Quelli spettano alla Cina. Il nostro Paese deve invece continuare a offrire quella qualità unica che il mondo riconosce e apprezza.

Il Vinitaly 2026 si annuncia quindi come un’edizione capace di unire tradizione, innovazione e sorprese. Un palcoscenico perfetto per mostrare al mondo la forza di un territorio che non smette di evolversi.

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